Quartiere Sabbie - Mariano Biazzi Alcantara

Il quartiere prende nome dalla presenza storica di una piccola cava di sabbia, materiale utilizzato per l’attività edilizia. Proposto e progettato dallo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), si sviluppò durante la prima espansione urbanistica avvenuta nel secondo dopoguerra e fu uno di primi quartieri popolari costruiti nell’allora prima periferia di Cremona, città provinciale del nord Italia.

Il disegno urbanistico è costituito da 18 blocchi edilizi dal carattere architettonico anonimo, identici per dimensioni e volumi, composti da tre piani ciascuno e disposti in linea parallela sull’asse nord-sud seguendo la teoria progettuale dell’asse eliotermico. Colpisce molto la mancanza di spazi di aggregazione e di servizi che nel corso del tempo ha inevitabilmente contribuito ad accrescere il degrado.

Nonostante sia da decenni inglobato nel tessuto urbanistico consolidato della città, mantiene ancora oggi il proprio carattere di isola emarginata, di quartiere dormitorio e di esperimento sociale mai decollato, le macchine parcheggiate e i panni stesi dalle finestre sono l’unico segno della sfuggente presenza umana.

Un mondo a sé dove è difficile incontrare qualcuno e dove è palpabile la sensazione di un tempo sospeso e indefinito. Di recente è stato oggetto di interventi massicci di recupero e ristrutturazione ma ciononostante mantiene ancora oggi la sua anima indecifrabile, un manifesto dell’incompiuto i cui angoli mi ricordano i paesaggi urbani di Wim Wenders.